Il Primo Passo

30 Agosto 2021

Un’altra notte nella profonda Bassa, la luna ormai piena fa brillare le cime di mais che si stagliano fino all’orizzonte, lasciando man mano spazio all’oscurità.

Ho sempre trovato la notte il momento più suggestivo: le cose si spogliano del loro significato originario lasciando spazio a un nuovo mondo, in cui il buio viene colmato dalla suggestione e dalla fantasia.

Ma questa notte non posso fare a meno di pensare a ciò che riguarda il presente, e l’immediato avvenire.

Penso a come stanno le cose, alla mia generazione; è forse quella che vive il distacco più grande rispetto alle precedenti.

Basta guardare ad un passato per nulla remoto, nemmeno due generazioni, per comprendere la frattura profonda: un tempo i problemi erano di carattere principalmente personale, e si poteva lavorare per migliorare la propria condizione a livello microscopico senza la necessità di avere una visione complessiva, o macroscopica, della realtà. Quest’ultima era presa in considerazione da pochi, e comunque non teneva conto di molte variabili che se non osassimo considerare oggi porterebbero presto a catastrofi.

Diversamente, la mia generazione deve fare i conti con i problemi di carattere individuale, estremamente soggettivi, ma allo stesso tempo deve farsi carico di una visione più ampia, che riguarda lo scacchiere internazionale, le conseguenze di scelte passate che incombono sul presente, l’ambientalismo; temi difficili da discutere e che allo stesso tempo contengono un insieme di variabili la cui sola numerazione è compito difficile.

La presa di coscienza di questi tempi viene da alcuni semplicemente trascurata, rivolgendosi alla superficialità che funge da riparo illusorio da tutti i problemi del presente per ignoranza o per voltare lo sguardo dal buco nero che si fa di giorno in giorno più grande. Altri percepiscono in maniera decisa l’esistenza di un problema, ma lo trovano estremamente difficile da inquadrare.

In ogni caso, dobbiamo guardare in faccia questa nebbia oscura che permea in maniera sempre più invadente la nostra realtà; perché le conseguenze le dovremo pagare anche se oggi l’occhio non vede.

Il contesto in cui viviamo sembra porre enormi limiti riguardo la portata d’azione che possiamo avere, sia come numero di giovani che più fra tutti dovrebbero avere a cuore il proprio futuro, sia per l’intricato rapporto di dis‑equilibrio che si è creato tra parti sociali, interessi economici, politici, nazionali ed esteri. Tutti elementi che, pur toccati per un buon scopo, possono portare a uno stravolgimento non solo rispetto al presente, ma anche all’intenzione originaria.

Parlavo con un amico, e sostenevo che la nostra generazione non ha perso i valori; è vero che un tempo anche nell’estrema difficoltà, anche nella miseria c’erano dei valori ben stabiliti che, pur non guidando necessariamente le persone verso una buona condotta, perlomeno fornivano un punto di riferimento stabile.

I valori tutt’ora esistono, ma sono molto più fluidi rispetto al passato: spesso non sono stabiliti da un’istituzione rispettata da tutti, ma sono legati al nostro essere. Comunque ripensandoci, capisco anche come sia difficile trovare applicazione per questi valori, senza punti di riferimento ben chiari, spesso ovvi nella teoria ma non scontati da applicare su un mondo in continuo cambiamento e così ricco di incognite, di cui sappiamo l’esistenza ma di cui non conosciamo la natura.

Non trovo risposte certe davanti a questi interrogativi, pur sapendo che qualcosa deve essere fatto. Ma il primo passo me lo hanno insegnato le parole delle Pornoriviste: mantieni la calma e scegli uno stile, ma buttalo giù. E subito dopo, inizia col prendere a calci nel culo chiunque ti voglia schiavo dei suoi interessi.

Ispirato dai brani
M.i.b. delle Pornoriviste
La mia generazione dei Lumpen

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Scritto di marcc

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