Deliri Veneziani
Spritz col papero

Odore di pesce fritto e spritz.
Al Diplomatico non era una qualsiasi bettola di città: col tempo aveva acquisito sempre maggiore fama, e contemporaneamente anche i suoi prezzi si erano gonfiati. Normalmente uno come Jack non avrebbe potuto permettersi di mangiare qui: ma doveva essere un’occasione importante.
— Buongiorno Jack, — diceva un uomo ben vestito seduto al tavolo circolare, in prossimità di una delle pareti — spero che il luogo sia di suo gradimento.
— Molto, a quanto pare uno dei pochi posti in cui si possa ancora mangiare della frittura mista degna di questo nome — rispose Jack.
— Ottimo. Non voglio farle perdere tempo e andrò dritto al punto, ovvero il motivo di quest’incontro. Dalla sua richiesta risulta che lei voglia cambiare fornitore per quanto concerne i servizi informatici complessivi. Lei attualmente a chi fa riferimento?
— Ora come ora sono con Googol, praticamente da quando la scelta della fornitura è diventato obbligo di legge. Anzi spero che non sia un problema per voi.
L’accento perugino si faceva sentire sempre più ad ogni frase, nonostante questa fosse una delle poche volte in cui Jack cercasse di reprimerlo.
— No, assolutamente. Sappiamo che Googol è una delle aziende più difficili con cui ottenere il cambio, tuttavia siamo certi di riuscire a effettuare l’operazione in modo sicuro. — La voce dell’uomo non lasciava passare alcun dubbio.
— Allora quali sono i costi per effettuare il cambio? — domandò Jack.
— Purtroppo non le posso dare alcuna certezza, non si tratta di una cifra fissa. Inoltre sono necessarie da parte nostra una serie di accertamenti preliminari, in modo da poterle indicare anche le tempistiche oltre al calcolo dell’intero importo. L’incontro di oggi serve principalmente a valutare il suo interesse nel cambio, molti non si presentano nemmeno per il primo incontro.
— Sì sì, nessun problema, sono abbastanza convinto, si tratta solo di capire rischi, tempi e costi; per il resto i servizi che ho visto nel vostro sito mi sembrano a posto.
— Bene allora, direi che possiamo fare un primo brindisi per questo incontro.
Lo spritz ondeggiò nei due bicchieri, facendo da preludio all’aperitivo con pesce fritto.
Erba bruciata

«Notizie dell’ultima ora: risultano irreperibili 15 persone del vicentino, che si aggiungono alla serie di scomparse note in tutta Italia. Sono stati avviati accertamenti da parte delle autorità, che non escludono nessuna pista investigativa.»
Recitava così il televisore appoggiato su un mobiletto della stanza, che faceva da continuo sottofondo.
Jack stava steso su un lato del divano, mentre dall’altro c’era Marcc. Ciac se ne stava buttato su una poltrona, mentre si dava da fare al portatile per svolgere qualche lavoro sconosciuto.
L’odore marcescente dovuto alla combustione di un tabacco dalla pessima qualità pervadeva la stanza.
— Vi va di mangiare qualcosa? — Domandò Jack, per spezzare la monotonia della mattinata.
— Come no. Basta che non sia quello schifo che hai preparato l’altra volta — Rispose diretto Ciac.
— No toro, questa è la solita ricetta con un tocco in più. Niente sperimentazioni strane.
Jack si alzò per raggiungere il forno, prendere la torta e piantarla nel tavolino al centro della stanza, per poi ributtarsi a peso morto sul divano.
— Sapete una cosa? La settimana scorsa mi sono trovato con un tipo di DuckDuckGone, e penso proprio che se va avanti così effettuerò il cambio. Non so, di Googol non mi fido più, si leggono di quelle storie che fanno rabbrividire…
— Tu cosa?! — Tuonò Marcc, fermandosi appena prima di mettere in bocca una grossa fetta ti torta. — Hai la vaga idea di quello che stai per fare?
— Chiaramente no che non ce l’ha — confermò Ciac.
— Non puoi fare queste scelte così alla leggera. Hai sempre avuto Googol da quando sei nato, e in forma corporate dal decreto Servizi Multinazionali Inclusi in poi. Cosa ti è saltato in mente?!
— Non so raga i servizi mi sembrano lì lì. E poi el papero me sta un sacco simpatico.
— Il… papero. — lo guardò Ciac.
— Sì, proprio lui. È proprio una mascotte cazzutissima.
— Il… papero?! — riprese Marcc con la bocca mezza piena.
E Jack di nuovo: — I paperi sono belli, hanno le piume idrofobiche, e sono un sacco metal. E se per avere sto papero devo mollare quel cazzo di Googol, lo faccio e basta.
— Vuoi sapere quello che penso Jack? — disse con tagliente sincerità Marcc. — Penso che dopo aver finito la ganja, hai finito tutto il tabacco, fino a fumarti ogni filo d’erba che cresceva sul giardino di casa. Ora che non hai nemmeno quella, hai incominciato a fumarti quelle poche cellule filamentose che ti ritrovi nel cranio.
— Embè toro su una cosa hai ragione, la ganja l’ho proprio finita! — Concluse Jack, mentre con innaturale lentezza si avvicinava alla torta per prendersene un pezzo.
Ciac non sembrava particolarmente sconvolto dalla discussione, a quanto pare ci aveva fatto l’abitudine; fissava lo schermo con un’espressione vagamente più alterata di prima, mentre le mani digitavano con intervalli irregolari sulla tastiera del portatile.
— Madonna senti che prurito… una di quelle bastarde deve avermi punto.
Marcc si avviò verso il bagno, le gambe pizzicavano in una maniera insopportabile. Iniziò a sciacquarsi con dell’acqua gelida, ma il prurore iniziò a estendersi lungo l’addome, poi il petto, fino a prendere le braccia.
— Ma è possibile, — diceva tra sè Marcc, — che in un giardino senza un filo d’erba ci possano essere tutte queste troie?

Panico a Marghera
Era ora per Marcc di uscire.
L’appartamento in via Catene non era il massimo, ma era di certo meglio rispetto a tutto quello che si poteva vedere attorno: aveva un giardino, con quei rari ciuffi d’erba rinsecchita, e dei muri che non sembravano voler crollare da un momento all’altro.
Per raggiungere l’auto Marcc decise di passare per parco Catene: un grande riquadro di terra in mezzo alla città. In passatto il rinnovo del parco era avvenuto tramite dei lamierati avanzati da Dio sa solo quale processo industriale, ulteriormente tagliati e ripiegati in modo da formare delle lampade per esterni degne di uno studio di disegno industriale povero. Ad un certo punto il comune aveva deciso di riqualificare ulteriormente l’area piazzando nel mezzo del parco una serie di residui metallici derivati da enormi impianti dismessi, come un’enorme installazione di arte moderna… come se non bastassero tutte le migliaia di tonnellate di acciaio che attraversavano Marghera. Immensi tralicci passavano in mezzo alla città, fino a raggiungere i mastodontici impianti industriali appena fuori dai centri abitati: le strutture non erano più a misura d’uomo, ma avevano per unità i container. Di conseguenza, tutto ciò che muove, trasporta, ospita questi container ne segue le loro proporzioni artificiali, ormai comunemente considerate regola aurea.
Presa l’auto, Marcc si avviò. Il traffico a quell’ora del mattino era decisamente trascurabile.
Via, per le strade del Veneziano industrioso.
Ad un certo punto qualcosa però non tornava.
Marcc decise di verificare. Da Piazzale Concordia si inserì in uno degli isolati, svoltando esattamente quattro volte a sinista.
Era seguito.
Un fuoristrada nero con due uomini in un completo altrettanto scuro mantenevano le distanze, ma non era possibile che avessero fatto un giro dello stesso isolato di Marcc senza alcun apparente motivo.
«Ma chi cazzo sono questi» pensava Marcc «e come li semino con questo catorcio», sbattendo con un pugno sul volante della sua Opel Astra.
Decise di avviarsi verso in uno dei pochi semafori che erano rimasti a dirigere il traffico. Si avvicinò lentamente fino a quando, vicino alla linea d’arresto, non scattò il giallo. Accelerò quanto bastava per passare, e appena svoltato l’angolo, il piede si impuntò con la massima forza sul pedale.
«E adesso vediamo che succede.»
Gli inseguitori non avevano ceduto: si gettarono nell’incrocio, e fecero tuonare l’auto sull’asfalto.
— Oh merda! Merda!
Il motore era già su di giri, mancava solo una cosa.
Marcc posò la mano sull’autoradio e sincronizzò su Radio Marilù.
Autobrats – The Lost Six era in onda.
Radio Marilù, non delude mai.
Le automobili sfrecciavano nelle strade cittadine di Marghera, con Marcc che conosceva ormai le strade a memoria, mentre gli inseguitori potevano vantare non pochi cavalli in più sul motore.

«Vuoi vedere che è stato quel maledetto…» Marcc prese il telefono avviò una chiamata.
— Rispondi, schifoso, rispondi!
Il telefono emetteva bip a intervalli regolari mentre la Opel sfrecciava tra gli autobus dell’actv e le auto delle prese in contromano.
— Ohi Marcc! Dimme!
— JACK! Spiegami perché cazzo due tipi in nero mi stanno inseguendo nel mezzo di Marghera con un fuoristrada!
— Che?!
— Hai sentito bene! Sto cercando di seminare questi qua, per quanto ne so possono pure essere della cia!
— No Marcc non è che la torta ti sta facendo uno strano effetto?
—Che c’entra la t… — Collegò. — Aspetta, che cosa ci avevi messo in quella torta?
— Eh Marcc come ti avevo detto, la ganja l’avevo finita così ho preso quella nuova sostanza che circola in giro e l’ho messa con la farina…
— Ecco cosa erano quelle maledette! Non zanzare, ma la tua fottuta droga! Questi devono essere quei figli di puttana della Googol, quando hanno saputo le tue intenzioni col papero avranno fatto due più due e hanno iniziato a dare la caccia a te, a me e a tutti quegli ebeti che conosci!
— Ohi Marcc accosta che se tutto va bene è un’allucinazione, non ti sta inseguendo ness…
— Vaffanculo Jack! Questi esistono per davvero!
Marcc lanciò il telefono nel sedile del passeggero, cambiò marcia e tagliando per l’ennesima curva in qualche modo si era trovato nella Romea. Il piede a tavoletta, sorpassando veicoli senza più vedere il rischio.
Non poteva durare molto su un rettilineo: sterzò a destra per una via, e subito un cartello che indicava campagna lupia.
Le stradine nel mezzo dei campi gli davano un piccola, insignificante sesazione di certezza: sperava di conoscerle meglio degli uomini alle sue calcagna.
Tra le curve sinuose dell’asfalto, una fumata nera uscì dal motore.
Pessima visibilità, una curva troppo larga. L’auto finì fuori strada.
— Altro che affidabilità tedesca! — Esclamò Marcc, ignorando di avere un’auto vecchia quasi quanto lui sotto al culo.
Con l’auto non ancora del tutto ferma, Marcc spinse la porta e si gettò fuori, correndo disperatamente lungo un campo di grano.
Non si voltava nemmeno a guardare, dopo aver corso per quelli che parevano centinaia, migliaia di metri per un attimo aveva pensato che ormai ce l’aveva fatta. Saltando un fossato, si ritrovò un proiettile nella gamba. Gliela paralizzò immediatamente. Pensò alle immense industrie di Porto Marghera, estese per chilometri con strutture a misura di container; le onde che sbattevano sulla banchina mentre si propagavano i rumori meccanici di navi in lavorazione; e la ragazza che non aveva avuto il coraggio di amare, al tramonto in riva a tutt’altro mare.
Con un ultimo gesto, cercò di aggrapparsi alle piante di grano, come volesse trascinarsi con le mani in un ultimo, disperato tentativo di fuggire, fino a che pure queste non lasciarono la presa.
?
Un eco lontano, appena distinguibile.
— Dovevamo arrivare a tanto?
— Sì. Ricorda il nostro motto. La privacy degli utenti è più importante degli utenti stessi.
La vista sfocata, tutto sembrava così distante.
— Ma siamo sicuri che sia una roba legale? Nel senso, mi sembra tutto molto esagerato.
— Taci! È una grazia che sono riuscito a farti assumere per fare un favore a tua moglie, per non chiamarla mia sorella. Se non la smetti di comportarti da idiota verremo licenziati entrambi!
L’altro si tacque con un gesto di preoccupazione.
Tutto si spense di nuovo.
Questione di policy
Recuperò la vista pian piano, mentre la testa continuava di girare. Non appena i capogiri iniziarono a diminuire, riuscì a distinguere ciò che lo circondava.
— Bentornato tra noi, Marcc.
— Ma che cazz…
Marcc aveva le braccia legate con fascette di plastica alla carrozzella mentre veniva spinto da un uomo alto dal completo nero, camicia bianca e occhiali da sole e un altro uomo, più basso e con un paio di chili di troppo gli stava a fianco, conciato nella stessa identica maniera.
Marcc rabbrividì.
— Siete quei due cancari che mi stavano inseguendo!
— Non ti preoccupare, sei al sicuro. Siamo con te. — Continuava l’uomo che spingeva la carrozzella.
— Mi avete sparato! Credevo di essere morto!
— Sparato? — una breve risata. — Sì, un sedativo. — Si fermò un momento per mostrargli un proiettile dalla forma che ricordava vagamente una siringa, per poi riprendere il cammino.
— Non volevamo arrivare a tanto, la tua persistenza ci ha costretti ad un approccio che esulava dal piano originario.
— Ah sì? — Escalmò Marcc. — Se siete dalla mia parte, chi diavolo siete?
— Agenti della DuckDuckGone Corporation. Di recente un vostro conoscente, Jack Cydonato ha espresso la sua volontà di cambiare corporazione per i servizi informatici. Abbiamo rilevato che tu potessi essere in pericolo e abbiamo deciso di intervenire preventivamente.
— Non sembravate così amichevoli quando vi siete dati all’inseguimento per poi SPARARMI!
— Non una delle procedure più usuali: ma del resto, il nostro motto è la privacy dei nostri utenti è più importante degli utenti stessi.
Marcc si girò un momento attorno, tutto sembrava così assurdo… fino a che non notò pareti trasparenti tutt’attorno: poteva scorgere Venezia dall’alto.
— Ma siamo… alla nave de vero?!
— Proprio così. — Rispose l’altro, con una voce un po’ più rauca. — Siamo nella torre che sovrasta il centro commerciale.
— Perché qui?
— È la nostra base per la direzione delle operazioni nel Nordest.
— Nella nave de vero?
— Certo. Per noi la trasparenza è un valore fondamentale.
Marcc non riusciva a comprendere, era tutto così folle. Ma decise di non interrogarsi oltre sul significato di trasparenza, né tanto meno su quello della nave de vero.
Ad un certo punto, un ascensore lo portò a un piano più alto. Nei corridoi che si susseguivano all’interno di questa gigantesca torre trasparente incrociò un’altra carrozzella, con una figura familiare seduta su questa, spinta da una donna che rispettava lo stesso stile dei due uomini che gli stavano alle spalle.
— Jack!? Anche tu qui?
— Eh sì toro! Non lo sapevi?
Intervenì l’uomo che spingeva Marcc: — Purtroppo abbiamo avuto un imprevisto e non abbiamo fatto in tempo a spiegargli l’intera situazione.
— Chiamalo imprevisto… — intevenì ironico Marcc.
— Comunque non ci siamo ancora presentati. Io sono Frank, il mio collega qui è Joe, mentre lei è Jessica — indicando gli altri due agenti.
— Siamo venuti qui per un motivo. I cambi di multinazionale per i servizi informatici si fanno sembre più difficili: Googol effettua sempre più strette sui propri utenti. Nasconde dietro alla limpidezza del loro clearing design e alle interfacce dall’uso intuitivo un volto conosciuto da pochi, che miete vittime in continuazione. Avete presente delle spazirioni che aumentano di giorno in giorno?
— Sì, ne parlano in continuazione nei notiziari — confermò Jack, cercando lo sguardo di Marcc e annuendo con la testa.
— Bene, una parte consistente di questi rapimenti ha Googol per mandante. Ma tutto questo deve finire.
— Che mucchio di stronzate! — Lo interruppe Marcc. — Per quanto la situazione possa essere a favore di Googol, non è possibile che si dedichi a rapimenti e attività illegali come una qualsiasi attività criminale organizzata!
Frank tirò fuori una piccola memoria grigia.
— Questo è quello che la maggioranza crede. Ma dopo aver visto questo video, nessuno è mai tornato indietro.
Il racconto è basato sulle illustrazioni psichedeliche di Giacomo Sidoni, illustratore e graphic designer attivo in Umbria. Le illustrazioni sono a loro volta ispirate al film Un Oscuro Scrutare.
Fa da colonna sonora il brano
Autobrats dei The Lost Six