Cornegliana Hardcore

18 Luglio 2020

Un altro giorno logorato.
I minuti si ammassano a gruppi di sessanta, per poi essere gettati nel fossato più vicino.
Provato ma non stanco, decido di raccogliere una manciata di questi minuti per poterli buttare in maniera un po’ più personale.

Salgo sulla bici e mi avvio, costeggiando una fila di platani a bordo strada e inserendomi poi nelle stradine di campagna.
Una vecchia torre, una chiesa, e le case che si ripetono lungo la deserta via Figaroli.

Il vento primaverile di un tardo pomeriggio s’insinua tra la maglia e la mia pelle mentre le nubi, stese irregolari lungo l’intero arco del cielo, schermano la luce mostrando la campagna veneta in un’ampia varietà di scale di grigi.

La mia recita è qui, e come tutte le rivelazioni, inaspettata.

Tentativi andati a male di arginare tutti questi casini, eppure le cose si complicano in continuazione.
Da dove sbucano tutti questi ostacoli? Non li avevo mai chiesti, né tantomeno meritati!
Mi dicevano che c’erano infinite possibilità, che avrei dovuto soltanto scegliere quale…

Pedala, rapido!

Mi facevano credere che mi sarei potuto costruire un futuro su quell’infame mito dell’uomo costruito da sé, bugiardi!
Mentivano su tutte quelle false speranze, ricche di sogni così sinceri, tanto irrealizzabili…

Pedala, lesto!

I minuti scorrono, mentre le nubi si addensano e la scala di grigi aumenta di contrasto e si riduce a forti gradazioni di luci e ombre.

Solo ora capisco il significato i quelle parole che credevo essere una sadica, malata fantasia.
Ecco cos’era quella maledetta corona di pietra! È l’insieme di tutti quei limiti dei posti a cui apparteniamo, così come tutti quei cazzo di limiti imposti dal caso, e ti affossa in mezzo al fango, lì, proprio dove hai avuto la sfortuna di nascere, e da cui non potrai più liberarti.

Pedala, più veloce, cazzo!

Profonde tonalità di nero s’impossessano di tutto ciò che è terreno, mentre una sottile linea chiara è intatta tra l’orizzonte e le basse nubi.

Non c’è spazio per la forza di volontà, quando i giochi sono truccati fin dall’inizio; l’attesa paziente per l’arrivo di un errore in questo sistema arbitrario è l’unica possibilità, prima che cali il sipario.

Sconcertato dalla mia stessa realizzazione, procedo stanco in mezzo agli oscuri campi in direzione di Cornegliana; stanco non di pedalare, ma di un maledetto peso a cui so finalmente dare un nome: corona di pietra.

Ispirato dal brano
La Mia Recita dei Confine

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Scritto di marcc

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