Abbandono
Nebbia fitta del polesine / nell’oscurità è lo specchio dell’anima / nel mio ci vedo l’inferno / datemi le vostre lacrime / le mie le ho finite tutte / lanciate in un vuoto opaco / mi è rimasta solo la rabbia / non la voglio / ma questa non mi lascia / sapere che ci sono mille lotte da combattere con i Compagni / ma nessuna cosa per cui valga, per me, la pena / sicurezze a cui tendo / impossibili da raggiungere / un ambiente ostile / aspettative che remano contro / e quel che è peggio, un vuoto dentro / che per quanto cerchi di colmare, rimane sempre con me.
Una volta tu mi davi qualche speranza / qualche sollievo / risposte vaghe quanto vane, ma almeno c’erano / nei silenzi placidi, nonostante i brividi al tuo tocco / potevo sentire il tuo calore / la vita scorrerti dentro / ma pure te mi hai abbandonato, maledetta Natura / o forse sono solo io / ormai ho perso il tatto dal freddo di troppi inverni vissuti / e ora non ti sento più.
Tutto ciò che è naturale se n’è andato / oggi sento solo riff metallici e pesanti percuotersi nelle viscere e nella testa / accompagnano il pensiero di una vita vile per poi allontanarlo / il freddo è ora un suono che squaglia la pelle / ma lenisce le ferite di battaglie perse / mentre prudono le cicatrici, destinate a rimanere.
Ispirato a
Caffè Orizzontale dei Confine