Michael è morto. Lunga vita a Michael.
Michael è morto. Ha deciso di farla finita.
Ogni giorno lo vedevo e sembrava essere sempre più pazzo.
Ma quella sera d’autunno si era puntato quel cazzo di arnese dritto sulla tempia.
Conscio essere carico.
Sorrise per un istante fissando l’orizzonte, fino a che non perse lo sguardo nel vuoto.
Partirono schegge incandescenti di vita dritte nel cervello. Mentre frammenti di una materia cupa, acuminati come il vetro e pesanti come mille vite non vissute, gli uscirono dalla testa.
Abbandonandolo per sempre.
Fu allora che Michael impazzì completamente.
Ogni tanto lo vedevo che camminava veloce, in modo caotico, ma sembrava sempre avere una meta — reale o meno che fosse. All’inizio pensavo lo avrebbero dovuto lobotomizzare, o qualcosa del genere.
Oggi l’ho incontrato mentre sbraitava, rideva; mi diceva che voleva rivivere quella sensazione come la prima volta. Un carico di calcinacci che d’improvviso scivolano via dalle spalle e dalla testa, rendendoti per un momento felice.
Lasciandoti libero, leggero. Energico.
Solo adesso capisco. Michael è l’unico sano fra di noi.
L’aveva investito da un carico di vita, rendendolo ciò che era, non più ciò che volevo io. Non ciò che volevi tu.
Sono io folle per non averlo seguito tutto questo tempo.
Ispirato a
Pezzi bui di Skruigners