Di nuovo giugno, di nuovo nella Bassa
Di nuovo giugno, sento il richiamo della Bassa, non posso rimandare. Di nuovo in mezzo al nulla, all’origine di tutto. Verdi campi si distendono davanti a me, infiniti.
Fino a poco tempo fa non sapevo di essere stato cresciuto, ammaestrato da una sfilza di burattini. Ma qui, nella solitudine della Bassa, ritrovo almeno una parte di me stesso. Celata, seppellita sotto cumuli di terra e detriti, da chi pensava fosse meglio per me una vita sufficiente, con emozioni da discount, un abito prêt-à-porter che va bene a tutti ma non soddisfa nessuno.
Qui invece capisco fino a dove arrivi la finzione della vita media e sentire nuovamente gli estremi.
Legami, relazioni qui si fanno distanti, si allentano: non mi intralciano le caviglie come pesi, ma le sento leggere. E proprio perché distanti capisco più a fondo i loro significati e la loro importanza.
In quei momenti in cui fatico a ritrovare la sincerità, so che qui la posso vedere.
Se non ho spazio per me stesso, so che qui lo posso avere.
Se non riesco a esprimere le mie emozioni più forti, so che qui posso trovare le parole per farlo.
Ispirato a
U.O.M.O. di Yokoano