Produci, Consuma, Crepa
Vidi quell’etichetta da qualche parte attaccata a un cartello. A caratteri bastone duri e schietti, recitava: produci, consuma, crepa.
Ora sono parte della zona industriale notturna. Alcune fabbriche si mostrano come monoliti oscuri, senza alcun movimento al loro interno, quando di giorno centinaia di persone entrano ed escono in continuazione. Altre invece, come veri e propri organismi viventi, continuano a lavorare anche di notte: quando la parte conscia e razionale degli uffici amministrativi va a riposare, tocca ai magazzinieri e agli operai degli impianti produttivi fare il lavoro sporco, per mantenere in vita quest’essere che non si ferma mai davvero.
I prodotti escono veloci dagli impianti, pronti per venire impacchettati e spediti per un consumo vorace.
Ogni tanto si sente il cigolio dei treni merci sulle rotaie dell’interporto.
Container dalla vuota efficienza vengono spostati e riallocati in continuazione: è un’efficienza che fa conti soltanto col profitto, infatti quando gli oggetti trasportati vengono usati e buttati, quando un pezzo di un elettrodomestico cede al fine di permettere all’azienda produttrice di sopravvivere vendendone un nuovo modello, ecco che lo spreco rende visibile l’ipocrisia di questa produttività.
I camion passano con la frequenza stabilita dai ritmi serrati di produzione.
Più avanti, concessionari propongono dietro alla vetrina gli ultimi modelli di automobili.
“È qui vicino, non mi piace
il sistema e chi te lo vende
ma hanno vinto, hanno usato
manifesti e televisioni
sono a capo di una folla
senza vita senza emozioni”
recitavano le Pornoriviste: mi domando quanti fra noi vedano in ciò che comprano la realtà dei fatti; che ci stiamo appropriando di un’emozione progettata per noi, di cui sentiamo un avido bisogno, perché ormai, le emozioni proprie, sono andate perdute in qualche antro della nostra mente o in qualche simbolo di prestigio. Mi chiedo cosa succederebbe se fossimo tutti quanti più sinceri, non verso gli altri ma verso noi stessi: potremmo finalmente capire cosa sentiamo, in definitiva ciò che siamo, senza lasciare che sia la sola percezione che vogliamo gli altri abbiano di noi a definirci.
E invece ciascuno nella propria mediocrità è complice della cospirazione della superficialità, in cui nessuno vuole essere sé stesso, per non rischiare di sfigurare d’innanzi a migliaia di altre persone che si comportano allo stesso modo, creando un ideali che alla fine non rispecchiano nessuno.
Con la chiarezza non ci faremmo ingannare così facilmente dalla superficialità: ma è maledettamente difficile e anch’io cado spesso nell’errore.
Produci, consuma, crepa è lo slogan della vita che viviamo. E sono sicuro che una delle prime cose da fare per cambiarlo è cominciando a parlare a noi stessi con sincerità.
Ispirato dal brano
Tempi cupi delle Pornoriviste